L’estro di un architetto del ‘700

Oggi sarebbe senza dubbio un archistar. Nel Settecento era il più richiesto a Napoli e nel Regno perché il suo estro sapeva trasformare chiese e palazzi in grandiose opere d'arte.

Ph. Anna Monaco

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Aveva anche notevoli abilità di scenografo che esibiva in occasione di funerali, matrimoni, nascite e qualsiasi avvenimento che richiedesse trovate sorprendenti e indimenticabili. La sua firma si legge ancora in città, cavalier Ferdinando Sanfelice. Per esempio sulla facciata del palazzo che costruì nel 1728 per sé e la sua famiglia nel rione Sanità.

Passeggiando nel quartiere ci si imbatte in un portale monumentale incorniciato da due sinuose sirene, sopra fa capolino un piccolo balcone, e al di sotto c'è un'epigrafe che non lascia dubbi.

Ferdinandus Sanfelice patr. neap. ob eximiam loci salubritatem hasce aedes ab solo excitavit item operis curator inventor et dominus. Anno Domini MDCCXVIII

L'epigrafe sulla facciata del palazzo

Ferdinando Sanfelice patrizio napoletano, per la straordinaria salubrità del luogo, costruì questa casa dalle fondamenta. Fu lui il progettista, curatore e proprietario dell'opera. Anno del Salvatore 1728

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Un ingresso degno di un personaggio tanto importante, in piperno, maestoso e identico a quello posto a pochi metri di distanza sullo stesso marciapiede. Ma non è il tentativo di emulazione di un vicino invidioso, è l'altro ingresso del palazzo: i Sanfelice, infatti, comprarono un edificio già esistente che l'architetto restaurò, e ne costruirono un altro accanto. Due edifici, due cortili, due scale, un unico palazzo. Ma le stranezze non finiscono qui.

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Se un tempo gli architetti si concentravano principalmente sulla facciata, con Sanfelice il punto focale diventa la scala: Ferdinando era noto in tutto il regno proprio per le “capricciose” scale, un vero marchio di fabbrica. Nella sua dimora, superato il portale, entrando nel cortile si trova la famosissima scala “ad ali di falco”, ardita e visionaria, una doppia rampa che collega quattro piani e si sviluppa su un’altezza di quindici metri.

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Un’imponente scala, simile ad una facciata, che lascia intravedere gli ingressi degli appartamenti, rende visibili alcune rampe e ne nasconde altre, svela all'improvviso un giardino lussureggiante. Percorrere i suoi gradini è come avventurarsi in un'incisione di Escher, una vertigine di cornici, archi e prospettive che fanno parte di una scenografia in cui è ambientato uno spettacolo quotidiano.

Questa scala è un invito, a salire ma anche a cercare il punto di vista più insolito. E spinti dalla curiosità si può avere la fortuna di scovare un’opera d’arte. Il vento pesa quanto le catene è lo stencil dell'artista francese Zilda, una delle chicche che questa scala riserva. 

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E non importa se incombe uno stendino con i panni messi ad asciugare, perché ci ricorda che questo luogo oltre ad essere un magnifico esempio di architettura settecentesca e un set cinematografico perfetto, è prima di tutto un palazzo, abitato e pieno di vita.

Luisa Panagrosso - Cultura

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