L’Impero sommerso

Raimondo Bucher è stato il più grande subacqueo italiano, oltre che un famoso aviatore. Uno capace di scendere a 30 metri di profondità in apnea, senza bombole d’ossigeno, o di pilotare un caccia North American P51 Mustang, senza troppi problemi.

Ph. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

Ph. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

E fu proprio grazie a uno dei suoi voli che Bucher riuscì a tenere assieme le sue più grandi passioni: quella per l’aria e quella per il mare. Era il 1956 quando stava sorvolando, col suo caccia, l’area sovrastante l’antico Lacus Baianus, a due passi dal Lago di Lucrino, cuore dei Campi Flegrei. Dalle sue foto aeree, si notò che in quello specchio d’acqua erano presenti resti archeologici che facevano pensare a una vera e propria città sommersa dalle acque. Un’ipotesi affascinante e sorprendente ma non certo campata per aria, visto che quella zona della Campania era da millenni nota per gli effetti del bradisismo.

E così, a inizio anni ’60, i sondaggi archeologici portarono alla realizzazione della prima piantina raffigurante la città sommersa di Baia: il porto, il ninfeo dell’imperatore Claudio, le botteghe, le strade e, soprattutto, le ville che appartenevano alle famiglie aristocratiche d’epoca romana. Siamo nel 37 avanti Cristo circa. E Baia sta pian piano cominciando a insidiare il ruolo di Puteoli (l’antica Pozzuoli) nelle scelte “ludiche” dei suoi contemporanei.

"Era incredibile: a poca profondità e dove transitavano ed ormeggiavano imbarcazioni di ogni genere, apparivano mosaici di indescrivibile bellezza, strutture di abitazioni, strade, imponenti colonne"

Raimondo Bucher

Sì: perché Baia diventò luogo privilegiato di villeggiatura, per chi poteva permetterselo. Lontani dallo stress e dagli intrighi politici della Capitale dell’Impero, i romani venivano qui a rilassarsi e a godere dei piaceri che la Campania Felix sapeva regalare. Alla scopo “vacanziero” si associava poi quello più eminentemente pratico-militare: a due passi da qui era di stanza la flotta di Miseno, una delle più attive dell’Impero Romano, collegata al porto di Baia – il Portus Julius – tramite un canale navigabile attorno al quale cominciarono a sorgere anche sontuose abitazioni.

Tra laboratori, pescherie e botteghe si aprivano, quindi, le porte di queste grandi ville. Tra cui quelle caratteristiche della Villa a Protiro, così definita per il suo porticato d’ingresso delimitato da due lunghi sedili in muratura. È qui che troviamo una delle immagini più suggestive dell’antica Baia: il pavimento a mosaico con tasselli bianchi e neri, a disegnare un motivo esagonale, perfettamente conservato dopo due millenni di storia. Una sorta di tappeto incasellato nella sabbia che orna tutt’oggi questa stanza, donandole forme ondulate e sinuose.

Ph. Edoardo Ruspantini - TrentaremiPh. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

Ph. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

Alla vista del pavimento si associano le emozioni del ricordo. Il gioco è immaginare chi, in epoca imperiale, sia passato in queste stanze, prima che i disastri naturali e il bradisismo trasformassero l’antica Baia nell’Atlantide dei Campi Flegrei. Ancora oggi non sappiamo, con certezza, a chi appartenesse la villa. Sappiamo, però, dalla doppia fila di piloni a Sud e dai resti che emergono nell’area occidentale, che l’abitazione disponeva anche di un approdo per imbarcazioni più grandi dell’ordinario. Forse un riparo per navi militari? Siamo, qui, nel vasto campo dell’ipotesi.

Il tracciato della villa è percorribile tramite un percorso sagolato, con una corda sottile che lo identifica. Restando nella metafora mitologica, così come Teseo sciolse il suo gomitolo per ritrovare la strada nel labirinto del Minotauro, così il visitatore può seguire il suo filo per scoprire stanze, giardini e anfratti di questa antica villa abbracciata dal mare. Le immersioni avvengono in due modalità differenti: diving, per chi vuole indossare tuta e bombole per immergersi a circa 5 metri di profondità, e snorkeling, per chi vuole restare sulla superficie dell’acqua e guardare la meraviglia di Baia dall’alto.

Ph. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

Ph. Edoardo Ruspantini - Trentaremi

“Certo, parliamo di un’emozione unica – dice Edoardo Ruspantini, sub e diver che da anni conduce immersioni sul posto – non capita tutti i giorni di tuffarsi, letteralmente, nella Storia.” Parole la cui evidenza è tutta qui, nei corridoi che dal pavimento esagonale ci conducono alla scoperta della Villa, fino a un secondo pavimento, più discosto dal primo, che raffigura una scena mosaicata di due lottatori in procinto di affrontarsi. Una delle scoperte più recenti che possiamo ammirare qui, tra i fondali che si aprono sotto uno dei panorami più belli al mondo.

Enrico Nocera - Mare

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