La montagna dei nuoresi

Il monte: per i nuoresi non è necessario nominare in modo specifico l’Ortobene, visto che dà fiato alla città in modo così stretto da non lasciar nemmeno concepire alternative.

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

“È il nostro cuore, la nostra anima”, scriveva la premio Nobel Grazia Deledda. Ed è soprattutto il polmone che garantisce il respiro di Nuoro, coperto da una foresta di lecci che restituisce ombra e frescura anche nelle giornate più afose. Nella memoria dei locali è indissolubile persino il ricordo di quando il vento si fece traditore, quelle estati sciagurate che con le fiamme strapparono via querce e lentischi, lasciando i graniti nudi: e quando i Vigili del fuoco chiamarono, i nuoresi risposero mobilitandosi per salvare il monte ferito.

“L’Ortobene è uno solo in tutto mondo. È l’anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che vi è di grande e di piccolo, di dolce e puro e aspro e doloroso in noi”

Grazia Deledda

Appena 15 minuti fuori dall’abitato, l’Ortobene offre al visitatore uno scorcio dell’intera provincia. Basta arrivare in alto, al resto pensa sempre il vento. Sono rare le giornate in cui vince la foschia, e si permette di nascondere il panorama: Oliena, il Corrasi, Orgosolo, Dorgali, e fra le montagne, naturalmente, il mare, nitidissimo al punto da vedere i traghetti di passaggio. La cima è a 955 metri sul livello del mare, ma non c’è bisogno di arrampicarsi: per godere della vista, basta parcheggiare nelle piazzole belvedere per assaporare il silenzio, rotto solo dal rumore delle fronde o dal gracchiare dei corvi.

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

Quasi sulla cima, salendo pochi gradini si arriva sotto la statua del Redentore che i locali chiamano ziu Mannu, cioè lo zio Grande. Chi cerca esperienze religiose si allunga a toccare l’enorme statua opera di Vincenzo Jerace, di inizio Novecento. E infatti la punta del piede resta brillante, con il bronzo lucidato dalle mani dei viandanti. Chi cerca refrigerio, invece, trova la sorgente proprio accanto ai gradini, in una delle tante fonti di acqua incredibilmente ghiacciata anche d’estate.

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

Ph. Ludovica Baratta - Trentaremi

Sembra quasi che la natura tolleri la presenza umana, ribadendo però a ogni passo che a regnare è lei. Nel sottobosco le ghiandaie si lamentano rumorosamente quando qualche umano invade il loro territorio. Sulle cime la poiana gira lenta, e sembra ignorare ostentatamente la presenza di bipedi. Nelle radure la terra è arata dai cinghiali in cerca di radici. Per vederli bisogna affacciarsi al di là dei tornanti dopo il tramonto, ma in silenzio. L’unico rumore ammesso è quello dei rami più alti che si scuotono, a ricordare che il vento è il vero padrone.

Ludovica Baratta - Trekking

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