La villa delle civette

Nel Seicento apparteneva alla famiglia Pamphilj ed era una vasta proprietà agricola. Nel 1797 passò alla famiglia Torlonia, composta da nobili banchieri, i quali desideravano riprodurre, attraverso questa villa, gli antichi fasti dei secoli precedenti.

Ph. Ludovica Baratta

Ph. Ludovica Baratta

Da allora questa nobile residenza romana, il cui ingresso principale si apre sontuosamente sulla via Nomentana e che nel corso del tempo ha vissuto numerose vicende di ristrutturazione, si chiama Villa Torlonia.

Durante la settimana la vegetazione spontanea di Villa Torlonia è il rifugio aristocratico di anziani e baby sitter con i bambini piccoli al seguito. La domenica diventa una meta quasi inevitabile per i tantissimi romani in cerca di spazi di libertà e in fuga da quartieri densamente popolati e soprattutto molto trafficati.

Ph. Ludovica Baratta

Ph. Ludovica Baratta

Quando cammini lungo la storica via Nomentana, una delle strade più lunghe della città, col viavai continuo delle macchine, i clacson che fanno da colonna sonora alla passeggiata, gli ambulanti che dalle borse ai braccialetti di perline colorate provano a venderti di tutto, il cancello di Villa Torlonia a un certo punto appare quasi come una visione, una tentazione irresistibile per sfuggire a tanto disordine e a tanta confusione.

Ph. Ludovica Baratta | La Fontana di Giovan Battista Caretti

Ph. Ludovica Baratta | La Fontana di Giovan Battista Caretti

Entri nel parco e si apre un mondo diverso. Ti lasci guidare dal piccolo sentiero in salita sulla sinistra senza neanche pensarci troppo, e non immagini quindi che di lì a pochi metri ti ritroverai davanti a una costruzione dalla struttura e dall’architettura magica, che ti porta direttamente nel mondo delle fiabe: la casina delle civette.

Ph. Ludovica Baratta | La casina delle Civette

Ph. Ludovica Baratta | La casina delle Civette

Fatta costruire dal principe Giovanni Torlonia per i suoi momenti di relax, la casina delle civette è nascosta da una collinetta artificiale ricoperta da alberi e arbusti e rappresentava la fuga dall’ufficialità e dai doveri della residenza ufficiale, il luogo dove il principe Giovanni amava ritirarsi “in sapienza e in solitudine”. Ma al sicuro, sempre, grazie allo sguardo attento e vigile delle civette raffigurate all’interno e da cui poi la casina ha preso il nome.

Ph. Ludovica Baratta

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E la civetta è un animale speciale: vede anche di notte e sente tutto, sorvegliando in questo modo sulla bellezza e sulla storia di Villa Torlonia.

Ludovica Baratta - Cultura

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