Le radici del grano

La giornata è densa di nuvole, promette pioggia. In una delle piazzette di Orosei, piccolo comune in provincia di Nuoro, i commercianti non si scoraggiano: le attività per l’allestimento del mercato settimanale vanno avanti. Poco più su si apre un piccolo porticato, con alcuni negozi disposti in fila. Tra essi, uno profuma di pane appena sfornato.

Il grano pronto a essere lavorato nel mulino | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Il grano pronto a essere lavorato nel mulino | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

All’apparenza un deposito. In realtà, un antico mulino. Quelli di cui la Sardegna è sempre stata ricca. Ad accoglierci c’è Lorenzo Moi, 33enne di origini padovane innamorato di questa grande isola che domina il Mediterraneo da millenni. Lorenzo non è un “semplice” fornaio. È un commerciante, certo, ma anche uno studioso. Colui che ha recuperato un’antica varietà di grano sardo, rilanciandola sul mercato: il Monococco.

«Parliamo di una tipologia nata oltre 10mila anni fa – ci racconta Lorenzo, mentre ci accompagna all’interno del mulino – spiga piccola e piatta, un alto contenuto proteico che arriva fino al 22 percento e glutine poco tossico, perfetto per prevenire intolleranze». Un dato balza subito agli occhi: la grande passione che questo giovane padovano nutre per il suo lavoro, per i prodotti della terra e per la Sardegna: «Ho sempre avuto le idee chiare – dice sorridendo – già a 4 anni decisi che quello agricolo sarebbe stato il mio settore. E così è stato».

Lorenzo ha ridato vita a vecchi macchinari in legno | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Lorenzo ha ridato vita a vecchi macchinari in legno | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Lorenzo è sempre stato un habitué dell’entroterra sardo. Prima come turista; da qualche anno come residente stabile: «E qui voglio restare – confida – perché qui vedo il mio futuro, sia personale che professionale». Verrebbe da dire che anche il futuro del grano Monococco è in buone mani, data la competenza che Lorenzo dimostra.

«Abbiamo iniziato nel 2016, quando mi sono trasferito stabilmente qui in Sardegna, con 25 ettari di terreno. Lanciammo anche una campagna di crowdfunding per il recupero dell’antica macina in pietra naturale da 120 centimetri. Oggi – attraverso il nostro marchio “I grani di Atlantide” – produciamo farina, pane carasau, pasta fresca, come fregola e malloreddus. Un modello di produzione e spesa sostenibile che cerchiamo di estendere sempre di più, non limitandoci alla provincia di Nuoro».

Dal grano alla farina | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Dal grano alla farina | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Il grano Monococco, da varietà antichissima, diventa quindi occasione di sviluppo per l’intero territorio. Come se il vero oro della Sardegna fosse nascosto qui, nelle sue radici più profonde: «Coltivarlo significa promuovere la biodiversità di questo territorio – prosegue Lorenzo – proporre… anzi: recuperare modelli virtuosi di coltivazione e alimentazione. Coltivare il grano Monococco significa anche costruire un patto con gli agricoltori del posto, proponendo loro un prezzo giusto per le forniture e un prodotto di qualità al consumatore». Un circolo virtuoso che, da circa quattro anni, Lorenzo alimenta in quest’angolo a Nord-Est della Sardegna.

Il tipico pane carasau sardo derivato da grano Monococco | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Il tipico pane carasau sardo derivato da grano Monococco | Ph. Valentina Sinis - Trentaremi

Il futuro, come già da lui accennato, è qui. Sulle coste incantate dell’isola e nelle sue fertili campagne: «Spero che altri giovani seguano il mio percorso – conclude Lorenzo – perché questa terra ha davvero tanto da dare per chi voglia trattarla con passione e rispetto. Il grano Monococco è un esempio unico al mondo di qualità e sostenibilità. Il cammino non è certo terminato, anzi: siamo appena agli inizi».

Enrico Nocera - Gusto

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