Una vignetta naturale

Il Lago di Posta Fibreno ricorda quelle vignette dei periodici enigmistici nelle quali ci sono dei dettagli surreali da scovare, nascosti in una scena di vita di tutti i giorni.

Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Anche a prima vista, il lago di quotidiano ha poco. A partire dai colori: quasi più verde che blu, non un verde paludoso ma brillante, tra l’acquamarina e la giada. Anche la pace che regna sulla riva ha niente a che fare con il clamore urbano. Ma che sia un luogo dove vale la pena fermarsi a guardare lo rivela già il nome. “Posta”, ovvero tappa, fermata. Allora, fermi come siete, “aguzzate la vista” pronti a cerchiare con la matita ogni stranezza. Attenzione, ché il gioco è difficile: anche chi scrive ne ha scovato solo qualcuna e ha dovuto farsi suggerire le soluzioni.

Ecco la prima: una nutria, una nutria! Ma dopo averne vista una, eccone un’altra. E un’altra ancora. E un’altra. Ma quante nutrie ci sono in questo lago? Non si sa come sia stato possibile non vederle prima. Ci vuole metodo per scovare le stravaganze di questo luogo. Partiamo dai bordi. C’è un edificio sull’acqua verso la sponda ovest. È la peschiera di Villa Gallio. Il complesso è un simbolo dello sfarzo cardinalizio del secondo Cinquecento. Anche questa, quindi, non era difficile da indovinare.

La peschiera di Villa Gallio | Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

La peschiera di Villa Gallio | Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

La peschiera di Villa Gallio | Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Ora, andiamo all’altra estremità, quella sud. Non vedete niente? Eppure qualcosa si muove: su quell’isolotto i giunchi sono spostati dal vento. Niente di particolare, se non fosse che i giunchi muovendosi rimangono drittissimi. Più che spostarsi loro, è la terra sotto di loro a muoversi. È l’isolotto galleggiante di Posta Fibreno, la Rota. Se si gioca a trovare le bellezze originali della campagna laziale, leggere i latini è ammesso dalle regole. Plinio il Vecchio ha definito la Rota “l’ombelico d’Italia”, ma la descrizione più bella l’ha data Marco Terenzio Varrone: l’acqua del lago è Linfa Commozia, perché alla visione dell’isola viene da commuoversi.

Una nutria al setaccio | Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Una nutria al setaccio | Ph. Federico Cadalanu - Trentaremi

Mancano ancora un paio di aspetti insoliti da trovare… forza!
Nel verde acqua, ecco che scappa qualche trota. Si può dire: mica è una stranezza, una trota in un lago. E invece quelle trote sono speciali. Non per niente si chiamano Trote del Fibreno. Endemiche, stanno solo lì e sono i più piccoli salmonidi di tutta Italia. Non vale la pena pescarli: si mangia poco e si può prendere una multa salata.

In piedi, sul fondo del lago sta l’ultimo dettaglio. Coperto di ruggine e di alghe verdi, un crocifisso di grande bellezza conclude il gioco. Fino alla scoperta di qualcosa di nuovo.

Federico Cadalanu - Trekking

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