La montagna del principe

Tra la folta vegetazione di Piano di Sorrento si nasconde un castello del XIX secolo. Attualmente è un parco che ospita mini appartamenti privati, ma in origine era l’antica dimora del conte Eduardo Colonna Doria Del Carretto di Paliano, principe di Summonte.

La cima di Monte Vico Alvano | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

La cima di Monte Vico Alvano | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

Il conte acquistò nel 1850 questa struttura abbandonata da quasi 60 anni, tramutandola in un maniero. Si trattava dell’abbazia medievale di San Pietro a Carmenna, da cui il nome di tutto il casale “colli di San Pietro”. A partire dall’VIII secolo, vicino al convento dei monaci basiliani cominciò a formarsi gradualmente un piccolo villaggio di contadini. Da allora il borgo continua ad esprimere la sua essenza rurale.

Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

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Siamo alle falde di Monte Vico Alvano, un picco di 642 metri non lontano dal mare. Simona, guida escursionistica locale, ci accompagna lungo il cammino fin sulla vetta del promontorio, breve tratto del mitico sentiero 300 che va da Cava de’ Tirreni a Punta Campanella. Il nostro itinerario ci porta inevitabilmente ad attraversare il parco di Castello Colonna. «Un tempo vi era un lecceto rigoglioso – racconta Simona – e terminava a quote più elevate di quelle attuali, salendo lungo tutto il percorso verso la cima». Purtroppo, negli ultimi decenni gli incendi hanno devastato più volte l’area diradando il bosco.

Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

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Il sentiero si inerpica dolcemente lungo la criniera del monte tra le tipiche piante della macchia mediterranea. I profumi di mirto, lentisco, corbezzolo e fillirea leniscono le fatiche della salita. «In primavera – ci dice Simona – la santolina napoletana, pianta endemica dei Monti Lattari, veste la collina di colori sgargianti». Un tappeto verde cucito anche con cisto, verbasco, lunaria, euforbia, ferula, ginestra e ginestrone solo per citarne alcuni.

Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

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Salendo di quota la vegetazione cede il passo al bosco misto, anche questo gravemente danneggiato dagli incendi. «In cima si vedono ancora, pietrificati dalle fiamme ma come addormentati in un eterno inverno, i tre faggi che probabilmente testimoniavano un’antica diramazione della faggeta di Monte Faito fin qui». Poco prima della vetta, un cartello indica le direzioni verso alcune delle tappe più significative della Penisola Sorrentina: il borgo di Arola, il comune montano di Agerola e Punta Campanella.

Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

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Dopo tutto Monte Vico Alvano è sempre stato un crocevia tra i villaggi della Costiera Amalfitana: «I sentieri che si inerpicano lungo le pendici un tempo erano le principali e più veloci vie di comunicazione – spiega la nostra guida – soprattutto tra il versante salernitano e Vico Equense. Antiche stradine, ora non più percorribili, portavano dalla zona detta “sella” alla spiaggia sottostante detta Chiosse (o Sciosse) e allo Scaricatojo, sbocchi sul mare certamente complicati, ma importanti per i borghi alti di Vico».

Selva della Tomba: un cippo marmoreo ricorda le vittime delle epidemie dell'800 | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

Selva della Tomba: un cippo marmoreo ricorda le vittime delle epidemie dell'800 | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

Dalla cima di Monte Vico Alvano si scorgono in un solo colpo d’occhio i comuni di Sorrento, Sant’Agnello e Piano di Sorrento. Girandoci lentamente, lo sguardo urta contro il Monte Comune e il Faito; a separarci vi è la Sella di Arola, una vallata che scivola con aceri napoletani e castagni tagliati ogni 15-20 anni per ricavarne legna. A rinvigorire il bosco pini neri, lecci, “fontane” di saracchio e decine di specie erbacee dove zafferano, narcisi e orchidee si alternano nei prati primeggiando per bellezza. Poco più sotto si entra nella Selva della Tomba così chiamata perché vi sono sepolte le vittime delle epidemie che si susseguirono in Penisola nell’arco dell’Ottocento.

Dall'alto verso il basso: la città di Praiano, lo scoglio del Germano e la spiaggia di Tordigliano | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

Dall'alto verso il basso: la città di Praiano, lo scoglio del Germano e la spiaggia di Tordigliano | Ph. Gianluigi Di Maio - Trentaremi

Riscendendo la cima, prima di reimboccare i tornanti lungo lo schienale di Vico Alvano, Simona ci consiglia di proseguire per affacciarci sull’altro versante. Ci ritroviamo su una grande terrazza naturale con un vertiginoso strapiombo sulla spiaggia di Tordigliano. Da qui Praiano non è così lontana, mentre la baia di Positano è appena dietro la punta che ci separa. A indicarci la posizione è lo scoglio del Germano, da dove ha inizio la Costiera Amalfitana. Una vista da brividi su una delle montagne meno conosciute ma più evocative della Penisola Sorrentina.

Mario Vella - Trekking

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