L'Immacolata a difesa della città

Scrive Italo Calvino, «ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo a un dialogo!», e si potrebbe aggiungere che i protagonisti di questo scambio non sono solo le persone che si incontrano, ma anche gli edifici.

Da sinistra: l'obelisco, la chiesa del Gesù Nuovo e il campanile di Santa Chiara | Ph. Roberto Salomone

Da sinistra: l'obelisco, la chiesa del Gesù Nuovo e il campanile di Santa Chiara | Ph. Roberto Salomone

Un dialogo appassionante è quello che si presenta a Napoli in Piazza del Gesù, là dove inizia il centro storico patrimonio dell'UNESCO, una porta che conduce al cuore antico della città.

La prospettiva da Calata di Trinità Maggiore è forse quella più suggestiva perché inaspettatamente pone dinanzi agli occhi una piazza ampia, una guglia e una quinta scenografica fatta di palazzi storici e chiese. 

La facciata del Gesù Nuovo | Ph. Roberto Salomone

La facciata del Gesù Nuovo | Ph. Roberto Salomone

Lo sguardo corre in alto, al campanile della Basilica di Santa Chiara, maestosa con la sua facciata dorata, per poi tornare verso il centro della piazza alla sfarzosa guglia, un obelisco alto 22 metri con in cima la statua dell’Immacolata, realizzato nel ‘700 su ispirazione delle macchine da festa.

L'obelisco con in cima l'Immacolata | Ph. Roberto Salomone

L'obelisco con in cima l'Immacolata | Ph. Roberto Salomone

L'obelisco con in cima l'Immacolata | Ph. Roberto Salomone

Sulle bugne delle facciata sono incisi misteriosi segni | Ph. Roberto Salomone

Alle sue spalle una strana facciata “puntuta”, sembrerebbe quella di un antico palazzo, dall'aspetto un po’ austero, decorato all'esterno da un bugnato grigio e da un ricco portale in marmo; però, a ben guardare, proprio sopra l'ingresso principale ci sono degli angeli che portano uno stemma. E allora si tratta di una chiesa o di un palazzo? La risposta giusta è entrambi. O meglio, oggi è la celebre chiesa del Gesù Nuovo, ma un tempo lì sorgeva il palazzo dei Sanseverino, nobile famiglia dei principi di Salerno.

Novellus de Sancto Lucano architector egregius obsequio magisquam salario principi salernitano suo et domino et benefactori precipuo has edes edidit anno MCCCCLXX

La targa posta sulla facciata della chiesa da Novello da San Lucano

Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470

Alla fine del ‘500 il palazzo con i suoi giardini passò alla Compagnia di Gesù, che già aveva una sua fondazione nel centro storico (da qui l'appellativo “nuovo”), e fu trasformato in una chiesa, mantenendo però la caratteristica facciata, imponente e misteriosa. Nasconde, infatti, un segreto sulle sue pietre in piperno, incise da “strane” lettere, variamente interpretate nel corso dei secoli. Segni esoterici, note musicali di uno spartito o, secondo la versione più accreditata, la firma dei lapicidi che lavorarono alla facciata nel ‘400.

La navata centrale del Gesù Nuovo | Ph. Roberto Salomone

La navata centrale del Gesù Nuovo | Ph. Roberto Salomone

Il rigore dell’esterno ha ben poco a che fare con il caleidoscopio di marmi, stucchi e decorazioni dorate che si trova varcando la soglia dell’edificio, tanto che l'occhio non sa dove fermarsi. Ci sono cappelle dedicate ai principali santi gesuiti, preziosi busti reliquiari e poi un superbo altare maggiore su cui svetta, al di sopra di un globo in lapislazzulo, una statua dell'Immacolata realizzata nell'800. Proprio come sulla cima della guglia, anche nella chiesa ritorna un tributo all’Immacolata: non è certo un caso, poiché entrambe furono volute dai gesuiti, particolarmente affezionati a questo culto.

L'Immacolata svetta anche sull'altare maggiore | Ph. Roberto Salomone

L'Immacolata svetta anche sull'altare maggiore | Ph. Roberto Salomone

La storia della chiesa è strettamente legata alle vicende, non poco travagliate, che videro protagonisti i membri dell'ordine di Sant'Ignazio di Loyola a Napoli: espulsi a più riprese dal Regno di Napoli, furono rimpiazzati per un breve periodo dai francescani che dedicarono la chiesa alla Trinità Maggiore, come ricorda il nome della strada che conduce fin qua. Una voce dal passato che ancora dialoga con la piazza di oggi.

Luisa Panagrosso - Cultura

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