La collina dei Ciliegi

Immaginate un panorama urbano fatto di case, strade asfaltate e ampi parchi residenziali. Un quadro abituale per chi vive in città. Immaginate ora che, oltre questa veduta, si aprano stradine sterrate e piccole mulattiere, distese di alberi e campi coltivati a frutto. 

Ph. Enrico Nocera - Trentaremi

Ph. Enrico Nocera - Trentaremi

Le colline che congiungono la città di Marano al quartiere napoletano di Chiaiano sono proprio questo: un piccolo pezzo di paradiso campestre che si nasconde dietro la scenografia della routine cittadina.

Siamo su una vera collina dei ciliegi, dove è ancora possibile trovare fondi rustici e aie in cui razzolano gli animali domestici. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato ai primi del Novecento, mentre i contadini prendono le loro lunghe scale – dette “scalille” – per arrampicarsi sui ciliegi e coglierne il prezioso frutto.

La raccolta della ciliegia Arecca somiglia a quella dell’uva Asprinio nell’Agro Aversano, a pochi chilometri da qui: il contadino si abbarbica sulla scala tenendo in mano, al contempo, un cesto in cui riporre le ciliegie. Ogni piolo dello “scalillo” è infatti munito di una piccola intaccatura centrale, in cui poggiare il recipiente per poi avere le mani libere e dedicarle alla raccolta. Una volta fatto il carico, si trasferisce il frutto in queste grosse ceste dette “Cerasare”, dal nome dialettale della ciliegia, ognuna dalla capienza di circa quindici chili.

Ph. Domenico Graziano - Trentaremi

Ph. Domenico Graziano - Trentaremi

Un processo che ancora oggi rimane identico, a secoli dalla sua introduzione. La ciliegia è frutto tanto profumato quanto delicato, e la raccolta a mano rimane il metodo privilegiato di per non intaccarne l’integrità. A maggior ragione per questa cultivar campana dal colore chiaro, quasi bianco pallido, che accarezza le narici fin dalla sua nascita sui rami.

Appurata la bontà del frutto rimane una curiosità: perché Arecca? La tradizione locale, tra Marano e Chiaiano, racconta che l’introduzione di questa varietà si deve a tal Gaspare Ricca nel 1550, anno in cui sposò una nobildonna maranese diventando così proprietario di ampi appezzamenti di terra compresi tra la Collina dei Camaldoli e l’odierna Pianura. La denominazione Arecca potrebbe quindi essere legata alla deformazione del cognome, da Ricca a Recca e poi Arecca.

Ph. Domenico Graziano - Trentaremi

Ph. Domenico Graziano - Trentaremi

Un’altra storia racconta che l’amante del Re di Spagna, Caterina Marquez, fu esiliata in zone maranesi dopo che si scoprì la sua tresca col sovrano. Per conservare un legame con la sua terra, la principessa pensò di portar con sé alcuni alberelli di ciliegio, che avrebbe poi piantato in zona.

Fra tradizione, leggenda e pizzichi di storia locale, la ciliegia Arecca rimane ancora oggi una delle più pregiate della Campania e d’Italia, resistendo con i suoi sapori e profumi a un’urbanizzazione che, negli anni, si è fatta sempre più aggressiva.

Enrico Nocera - Gusto

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