Nel ventre di Buggerru

A vedere queste falesie a picco sul mare, verso l'orizzonte che dà su Capo Pecora, sembra strano pensare che qui si sia consumato un tragico eccidio. 

Il treno viaggia lungo i panorami della Galleria | Ph. Enrico Nocera

Il treno viaggia lungo i panorami della Galleria | Ph. Enrico Nocera

Era il 1904 quando le gallerie della miniera di Pranu Sartu, nel piccolo comune di Buggerru, diventarono teatro del primo sciopero della storia industriale italiana. Tre operai morti e undici feriti dopo che i minatori si ribellarono alle condizioni di lavoro massacranti imposte dalla compagnia proprietaria francese: niente turni di riposo, i salari più bassi d’Europa, sfruttamento del lavoro minorile, addirittura l'obbligo, per i minatori, di pagarsi da soli le attrezzature per il lavoro.

“Ce ne impipiamo di Pellico, di Gioberti, di Cavour, ai nostri figli insegniamo altri eroi: Felice Lìttera, assassinato a Buggerru; Salvatore Montixi, assassinato a Buggerru; Giustino Pittau, assassinato a Buggerru”

Da “Lezioni di Storia” di Manlio Massole

Ancora oggi, la Galleria Henry – il traforo principale del reticolo di cunicoli che si apre nel ventre di Pranu Sartu – è qui a testimoniare questa pagina di Storia. Una miniera dove si estraeva principalmente il calcare ceroide, meglio noto come metallifero, nel cuore del Sud-Ovest della Sardegna. Zona ricca di impianti minerari (basti pensare alla vicina Porto Flavia) proprio perché antichissima, circondata da rocce millenarie e da una grande varietà di minerali, come lo zinco e lo scisto.

Ad accompagnarci c’è Stefano Cappai, guida escursionistica e ambientale, che della Galleria Henry conosce ogni angolo. Si sale a bordo di un piccolo treno a batterie – discendente ideale delle vecchie locomotive a vapore che solcavano questi stessi binari – e ci si immerge nel labirinto della miniera. Dopo pochi minuti, al buio dei cunicoli si alterna una visuale cui si stenta a credere, a 50 metri sul livello del mare. Sotto di noi, le onde si frantumano sulle scogliere dove sorge la galleria.

I ruderi di Pranu Sartu guardano verso Capo Pecora  | Ph. Enrico Nocera

I ruderi di Pranu Sartu guardano verso Capo Pecora | Ph. Enrico Nocera

Un piazzale accoglie la manovra del trenino, mentre i visitatori – quasi increduli – osservano il profilo della costa in lontananza, accarezzata dal colore turchese del mare. Alle nostre spalle, sulla sommità del Pranu Sartu, sorgono ancora i ruderi di un antico villaggio, abitato dai minatori fin da metà Ottocento.

Il villaggio minerario si fonde con le rocce a picco sul mare | Ph. Enrico Nocera

Il villaggio minerario si fonde con le rocce a picco sul mare | Ph. Enrico Nocera

«La Galleria Henry è un parco naturale a tutti gli effetti – ci dice Stefano, mentre ci immergiamo nuovamente tra i cunicoli – Qui sopra, ad esempio, si stanno formando delle piccole stalattiti, di cui riusciamo a seguire la crescita di anno in anno. La Galleria non è quindi un ambiente morto, ma è in continua evoluzione».

Il colore dei minerali | Ph. Enrico Nocera

Il colore dei minerali | Ph. Enrico Nocera

Storia e Natura si fondono in un intreccio intimo e complesso. Ai colori scintillanti dei minerali, illuminati dalla torcia di Stefano, fanno da contrappunto gli antichi percorsi del materiale. I vagoni del treno a vapore portavano i minerali grezzi dai cantieri sotterranei alle laverie, per poi proseguire verso il porticciolo e imbarcarsi sui battelli. Prima ancora del treno, i cunicoli che oggi attraversiamo a piedi erano percorsi da muli da soma, fino a profondità quasi inimmaginabili. In tutto, il sistema dei tunnel – collegati tramite pozzo – si estende per circa sei chilometri.

Ph. Enrico Nocera

Ph. Enrico Nocera

Oggi, la cittadina di Buggerru, grazie a queste imponenti opere di archeologia industriale, fa parte del Parco Geominerario della Sardegna, riconosciuto come bene dell'Umanità da parte dell’Unesco. Un viaggio nel tempo e nella bellezza, sospesi fra storie tragiche di sfruttamento e pagine di riscatto sociale, incorniciati da un sito naturalistico che davvero si può considerare unico al mondo.

Enrico Nocera - Cultura

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